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A parte i lunghi mesi invernali, che mi spaventano più per la poca luce che per il freddo, mi piacerebbe proprio vivere in una città del nord Europa: tutto sembra così pulito e organizzato... Forse poi, chiedendo a qualche abitante, non si avrebbe la conferma di tanta perfezione, ma mi piace pensarlo, mi piace pensare che in qualche parte del mondo ci sia una società in cui sono tutelati i più deboli (bambini, donne e handicappati), dove si stia attenti all'inquinamento, dove si goda ancora della natura e del sole e dove il progresso sia a servizio dell'uomo e non viceversa. Non sono stati pochi i momenti in cui io e Alberto abbiamo pensato di rimanercene qui, in qualche casetta di pescatori e in un appartamentino a Copenaghen: il mare così immenso ma così vicino, il verde dei parchi e dei giardini, il cielo terso ci hanno dato l'impressione di avere tanto spazio a disposizione, di respirare aria pura e che Copenaghen sia una città ancora a dimensione d'uomo.
25 ottobre 1997

Sono le 22.30 e noi siamo sotto i piumini... fuori nevica e fa molto freddo, ma nella nostra piccola stanza d'albergo stiamo al "calduccio". Cosa c'è di più romantico? Che bello sarebbe se domattina trovassimo tutto imbiancato! Copenaghen è molto carina, forse non caratteristica come Amsterdam ma ha quel fascino delle città del Nord, dove fa quasi sempre freddo e il vento ti sferza le guance, dove il sole è visto come un dono miracoloso, dove tutto è pulito, ordinato, efficiente, le case con i mattoncini rossi o le facciate colorate, quasi nessun balcone e tante finestre con le vetrate grandi, i fiori o i soprammobili sui davanzali e le tendine bianche ricamate. In alcuni tratti, Copenaghen mi ricorda l'Austria, Salisburgo, specialmente nello stile barocco e rococò dei suoi monumenti principali e nei suoi tetti verde rame. Ma i canali e il mare, azzurro e glaciale, mi fanno subito ricordare che si tratta di una città del Nord, nata da un borgo di pescatori (Copenaghen vuol dire appunto "porto dei mercanti"), dove il mare dà cibo e ricchezza, ma il gelo non perdona. Qui d'inverno tutto si ghiaccia, mare e canali compresi, quasi fermando la vita della città in una posa eterna.
Fuori ha ripreso a nevicare abbondantemente: sembra che qualcuno lassù si stia divertendo a spiumacciare un cuscino e i fiocchi di neve, come tante piume al vento, scendono ondeggiando, sbattendo sui tetti e andandosi a posare sul selciato.
Alberto non ha resistito. Si è rivestito e con la telecamera in mano è andato a filmare la neve.
Il viaggio in aereo è andato bene, anche se il ritardo del volo da Roma a Milano ci ha fatto prendere "al volo" l'aereo per Copenaghen. Appena arrivati, come al solito, dopo aver fatto il check-in in albergo, siamo andati a zonzo per la città, per un primo approccio, e naturalmente abbiamo camminato per ore, seguendo le indicazioni della guida, sbirciando nella mappa e perdendoci, confondendo piazze e monumenti dai nomi quasi impronunciabili. Il danese è simile al tedesco, ma leggendolo, sembra meno duro. Abbiamo passeggiato per lo Strøget, la zona pedonale del centro, ricca di vita, negozi, caffè, ristoranti e tanta, tanta gente.
L'albergo è vicino alla stazione e al centro. Arriviamo subito alla piazza del Parlamento (Radhuspladsen). Proprio davanti al Parlamento c'è una strana esposizione credo di alcuni ambientalisti. All'interno di colonne trasparenti piene d'acqua galleggiano manichini di uomini e donne vestiti, dall'aspetto piuttosto macabro.
I danesi indossano giubbotti pesanti, sciarpe a guanti e questo ci fa pensare che fa freddo... ed in effetti non tardiamo molto a constatarlo di persona, noi che ci portiamo ancora dietro il caldo di Roma e dell'aereo. Ci sono tanti bimbi sotto i due anni e tutti sono all'interno di enormi carrozzine, infagottati in morbidi piumini o coperte di pelo. I bimbi che riescono già a stare seduti hanno degli schienali in legno o imbottiti su cui poggiano la schiena, il tutto sempre all'interno delle carrozzine, che spesso sono doppie per ospitare gemelli o fratellini di età diversa. Hanno un aspetto antico, con quattro grosse ruote e un cestello in basso, tutte imbottite ed alcune con l'incerata. Nonostante il freddo, i danesi passeggiano, vanno in bicicletta e gustano cappuccini e birra seduti ai tavoli all'aperto dei caffè. C'è un negozietto che ha attirato la nostra attenzione (ma non solo la nostra, considerando l'affollamento!): si tratta di un locale che vende esclusivamente cioccolata, caramelle e liquirizie. C'è veramente l'imbarazzo della scelta e se non fosse per i prezzi che non sono proprio economici, verrebbe voglia di acquistare tutto, dalla cioccolata ripiena alle caramelle con lo zucchero, dai cioccolatini ai "lacci" di liquirizia, dai confetti alle caramelle classiche. Alcune sono già confezionate, ma la maggior parte sono nelle vaschette di plastica, e come in una specie di self-service, si infilano le palette e si riempiono le buste triangolari, poi si va alla cassa, si pesa e si paga. Sembra la vigilia della Befana, quando si preparano le calze riempiendole di dolciumi!
Proseguiamo raggiungendo la Nytorn (piazza nuova) e la Gammeltorn (piazza vecchia). La seconda ha una fontana con grandi cicogne in bronzo pronte a spiccare il volo. Passiamo davanti alla chiesa dello Spirito Santo con l'attiguo monastero. Arriviamo al Palazzo della Borsa, che ha una rampa alberata all'entrata che permetteva in passato l'accesso dei carri con le merci, e una cuspide formata da quattro code di draghi attorcigliate. A fianco, il Palazzo del Parlamento, sede di altre numerose cariche politiche. Dal balcone sulla facciata, nel 1972 Margherita II (attuale sovrana) fu proclamata regina di Danimarca. Di fronte al Parlamento la Halmens Kirke, la cappella reale in cui hanno luogo le cerimonie religiose. In questo momento stanno suonando le campane e non è possibile visitarla all'interno perché si sta celebrando un matrimonio.
Arriviamo fino al Nihavn, il porto nuovo. Si tratta di un canale lungo le rive del quale si affacciano delle graziose casette in stile danese, gialle, rosse, bianche, in mattoncini marroni o rossi. Attaccate ci sono numerose barche a vela in stile antico, non so se lì per bellezza o ancora in uso. Le vele ammainate, la vernice scrostata degli scafi, gli alberi alti quasi quanto le case: il tempo sembra si sia fermato a un secolo fa. Questo fino a pochi anni fa era un luogo malfamato, ma ora, dopo essere stato sanato è diventato uno dei centri più caratteristici e animati di Copenaghen, con tanti locali, ristorantini e caffè, con i tavolini all'aperto, nonostante il freddo, e delle coperte in dotazione ai clienti che vi si avvolgono mentre bevono birra o caffè. C'è anche una bottega dove fanno i tatuaggi, secondo la più antica tradizione dei marinai, che proprio qui, al ritorno dalla navigazione, dopo aver scaricato la merce nei magazzini, che oggi sono diventati abitazioni, si fermavano a bere con gli amici.
Proseguendo, arriviamo al canale che separa la città dall'isola di Amager, dove sorge il quartiere di Christianshavn. Camminiamo lungo il porto, dove sono attraccate navi enormi in partenza per Oslo. Dopo aver attraversato i Churchill Garden, con una chiesetta e una bella fontana, raggiungiamo finalmente la tanto celebre statua dalla Sirenetta, diventata il simbolo della città.
Torniamo sempre a piedi nello Strøget e ci fermiamo in un localino a bere due cioccolati caldi accompagnati da una specie di sfoglie ricoperte di panna. Era quello che ci voleva per riscaldarsi un po'.
Dopo aver chiesto informazioni per i treni che vanno fuori Copenaghen (vorremmo fare delle escursioni lunedì, approfittando del fatto che tutti i musei e i monumenti sono chiusi in questo giorno), ce ne torniamo in albergo. I primi fiocchi di neve cominciano a cadere proprio quando stiamo tornando da un ristorante semplice ed economico, dove abbiamo mangiato benino (anzi niente male).
E domani, musei!

26 ottobre 1997

Al nostro risveglio nevica ancora e ormai ovunque è quasi tutto bianco. Il cielo però è limpidissimo e c'è un bel sole che non scalda molto. Dopo un'abbondante colazione a buffet, ci incamminiamo verso il centro. Il Municipio è chiuso, ma finalmente scopriamo dov'è il barometro animato, posto sulla torre del Richshuset: si tratta di una donnina dorata, anzi di due, una in bicicletta e l'altra con l'ombrello, che compaiono alternativamente a seconda del tempo che fa.
Proseguiamo verso il centro che in confronto a ieri sembra disabitato, forse perché tutti i negozi sono chiusi e sono solo le nove di domenica mattina.
Visitiamo la chiesa dello Spirito Santo, che ieri era chiusa. Il tetto è ricoperto di neve e dagli alberi oltre a cadere le foglie secche piove neve squagliata. All'interno la chiesa ha dei banchi imponenti, che costituiscono un unico blocco; si accede al proprio posto aprendo una porticina. L'ultimo banco in fondo nasconde anche dei termosifoni da cui sale un piacevole tepore e dove appoggiamo i nostri guanti a scaldare. Alle colonne sono appese delle tavole che riportano i numeri dei canti scelti per la messa; vicino all'altare il fonte battesimale in marmo scolpito dal celebre pittore danese Thorvaldsen e a sinistra un bel pulpito in legno tutto intarsiato.
Sempre attraversando viuzze caratteristiche arriviamo alla Torre Rotonda, ancora chiusa. Proseguiamo perciò in cerca del Rosenborg (che scambiamo addirittura per una caserma).
Ma per fortuna che ci siamo persi, perché siamo arrivati all'Orto Botanico, un'esplosione di piante e fiori resa ancora più suggestiva da una coltre di neve che copre i prati e i cespugli. L'Orto Botanico è un parco pubblico ed è piacevolissimo passeggiarvi. C'è un laghetto con le papere, dei pergolati, dei ponticelli, delle scalette. Delle piantine nel terreno, coperte dalla neve, si intravede solamente il bastoncino piantato a fianco con l'etichetta blu che ne riporta il nome. La serra, enorme e tonda, ospita numerose piante tropicali e grasse, fra cui, nota Alberto con stupore, un pino! Il laghetto di fronte alla serra è ghiacciato ovviamente e una famiglia francese con tre bambini è tutta intorno ad un pupazzo di neve appena costruito.
Usciti dall'Orto Botanico ci troviamo di fronte al Rosenborg, il palazzo reale. E' un castello simile a quelli austriaci, con un fossato e un parco tutt'intorno. Visitiamo alcune sale all'interno e il museo che conservano gioielli o suppellettili della famiglia reale.
Torniamo verso la Torre Rotonda, questa volta aperta e ci inerpichiamo per la rampa a spirale pavimentata con mattoncini. Dalla sommità la vista è bellissima. I tetti rossi o verde rame sono coperti ancora di neve, da una parte si vede il mare di un blu intenso con le navi bianche che lo solcano. Qua e là spuntano le guglie dei campanili. Non c'è il minimo dislivello, neanche all'orizzonte, la città è perfettamente piatta. In Danimarca infatti, il monte più alto raggiunge appena i 300 metri. Dopo la torre, io e Alb ci separiamo alla stazione: lui va in albergo a vedere il Gran Premio ed io invece me ne vado per musei. Prendo un autobus per il Carlsberg, ma non è il museo giusto ed oltretutto è chiuso. Torno quindi indietro e trovo il giusto Ny Carlsberg. Fra le tante opere esposte, ci sono molte sculture di Rodin, dal classico bacio ai personaggi presi dalla Divina Commedia e che dovevano far parte della raccolta "The gates of Hell". Avevo già avuto modo di apprezzare l'arte di questo scultore al museo di Parigi: è formidabile come riesca a cogliere l'attimo di intenso pathos dei personaggi oppure il momento in cui stanno per compiere l'azione. Le figure sono scolpite quasi tutte nel marmo, e sembrano come uscire da questi blocchi di pietra, poiché attaccate alla statua rimangono i blocchi non lavorati.
In altre sale sono conservati reperti archeologici risalenti all'epoca romana, greca o egiziana. Sorvolo le prime due e mi soffermo invece più a lungo sull'ultima, per rivivere per un attimo il viaggio in Egitto. Ma le opere più preziose sono sicuramente quelle degli espressionisti francesi, Monet, Degas, Renoir, Gauguin e poi Van Gogh. Quadri bellissimi e suggestivi, come gli studi di Degas (sia dipinti che scolpiti) sulle ballerine, oppure i paesaggi tahitiani di Gauguin.
Visito poi il Museo Nazionale ed avendo poco tempo mi dedico solamente alla sezione etnografica. C'è una parte dedicata alle culture sudamericane con grandi fotografie a parete, ricostruzioni di case e capanne, di ambienti e tanti utensili esposti. C'è poi la parte dedicata agli Inuit, gli eschimesi della Groenlandia, che tanto mi hanno affascinato da quando ho letto il libro dell'autore danese Peter Høeg, "Il senso di Smilla per la neve". Le vetrine contengono le armi e gli utensili di tutti i giorni, i vestiti e le canoe, tutto costruito con materiali naturali, vale a dire legno, osso e pelle trattata. Ogni budello o vescica di animale è usato come sacca per trasportare cibo liquido. Ci sono addirittura le mutande in pelle, perizomi e slip, e gli occhiali da sole, cioè delle mascherine in legno con fessure all'altezza degli occhi.
Una mostra temporanea in un'altra ala del museo è dedicata invece agli ultimi rinvenimenti di scheletri di nostri antenati. Sono ricostruiti gli ambienti degli uomini primitivi e dei manichini robot parlano e si muovono tanto da sembrare veri, come quelli degli archeologi che stanno eseguendo gli scavi.
Si è fatto tardi e raggiungo Alberto in albergo, che dopo la visione del Gran Premio si è fatto un sonnellino. La ricerca di un luogo dove cenare è molto stancante. Diretti al Bolten's, che la guida decanta come un luogo ricco di vita e pieno di ristoranti, caffè e bar, rimaniamo molto delusi perché è tutto chiuso. Dopo aver dato un'occhiata ai locali del Nyhavn (tutti aperti ma tutti cari), optiamo per un piccolo ristorante, con qualità e prezzi normali. Infreddoliti e stanchi per il tanto camminare, ce ne torniamo in albergo e ci addormentiamo subito, nonostante siano appena le 22.

27 ottobre 1997

Con il treno abbiamo raggiunto Roskild, un paesino vicino Copenaghen. E' uno dei luoghi più antichi della Danimarca e conserva ancora l'antico borgo con le casine tipiche danesi, che hanno le finestre che sembrano tante bandiere della Danimarca (o forse è la bandiera che si è ispirata alle finestre?!). Passeggiamo un po' per il centro e per la zona pedonale e dopo aver chiesto informazioni all'ufficio turistico, ci dirigiamo verso la Cattedrale. Purtroppo oggi è chiusa per cui non possiamo vederne l'interno. L'esterno comunque è maestoso: fu costruita nel XII secolo ed i lavori durarono più di cento anni, ed inoltre è considerata una delle cattedrali più importanti della Danimarca. Al suo fianco c'è il Radhus, cioè il municipio, con una torre gotica che apparteneva ad una chiesa. I due edifici si affacciano sulla piazza dove una volta c'era il mercato: al centro, la fontana ha i bocchetti chiusi e l'acqua rimasta nella vasca è ghiacciata. Proseguiamo poi verso il porto che si apre su un fiordo: lì sorge il museo delle navi vichinghe che ne ospita alcune recuperate sotto il mare. Naturalmente ciò che è stato recuperato sono le tavole che costituivano lo scafo, il resto è andato perduto, ma trattandosi di legno è già tanto. All'interno del museo, filmati e pannelli mostrano le operazioni di recupero delle barche e i lavori eseguiti per "restaurarle". Ma la vera particolarità è che a fianco al museo c'è un piccolo cantiere che ricostruisce navi vichinghe usando addirittura gli stessi utensili usati dai vichinghi. Ce ne sono alcune molto suggestive. Durante la bella stagione (vale a dire da giugno a settembre) è possibile anche effettuare delle escursioni a bordo delle navi, prendendo parte attiva alla navigazione. Dentro il museo c'è una scolaresca: un'orda di bambini fra i 7 e i 10 anni che si dirigono agli spogliatoi, si tolgono le loro tute in goretex e gli scarponi e alcuni anche scalzi, vanno in giro per il museo, soffermandosi in particolare in una sala dove è stata ricostruita una nave vichinga, con tutto l'equipaggiamento, messe lì appositamente per far giocare i bambini. Un altro gruppo invece, sta mangiando la merenda portata da casa in una sala refettorio.
Terminata la visita al museo, facciamo poi un giro nella parte vecchia della città, con le case che hanno i tetti tipo paglia (non so esattamente di cosa si tratti, sembrano come dei rami secchi, stretti insieme); su alcuni, a causa dell'umidità, è cresciuto il muschio. Le casette sono ad un piano oppure ne hanno un secondo mansardato; tutte hanno il giardino davanti e le finestre con doppi vetri.
Riprendiamo il sentiero che attraversa il parco per raggiungere il centro: le foglie di tutti i colori coprono i prati verdissimi e la neve è ancora depositata nei punti in cui non batte mai il sole, e in parte si è ghiacciata.
Mangiamo dei cornetti buonissimi in una pasticceria (c'è veramente l'imbarazzo della scelta per le forme, i sapori e gli ingredienti) e poi filiamo dritti alla stazione per riprendere il treno per Copenaghen. Un volta arrivati di nuovo nella capitale, saliamo su un altro treno per andare a Hillerød, la città in cui c'è il castello di Frederiksborg, che noi abbiamo scambiato per quello in cui Shakespeare aveva ambientato il suo Amleto. Comunque la visita vale il viaggio. Il castello sorge su tre isole ed è costituito da numerosi edifici. Ricorda un po' i castelli della Loira; ci sono tre ponti che conducono ognuno sempre più all'interno dell'edificio e numerosissimi torrioni. All'interno un preziosissimo museo conserva oggetti e armadi della famiglia reale. Inutile dire che lo sfarzo è quasi nauseante: si va dai classici gioielli alle porcellane, dagli arazzi alle collezioni di monete, dai quadri alle ceramiche e ai vetri. E' bello viaggiare in questo periodo dell'anno perché non c'è l'invasione dei turisti tipica dell'alta stagione e si ha modo di gustare tutto con più tranquillità; fatta eccezione per un gruppo di giapponesi (sono arrivati fin qui!), siamo gli unici visitatori del castello.
Passeggiamo un po' per l'immenso parco del castello dove c'è anche un giardino all'inglese. La neve copre tutta l'erba ed alcuni tratti di sentiero sono ghiacciati. Il sole sta tramontando e le guglie dei torrioni verde rame si illuminano di riflessi, così pure il mare che circonda il castello.
Il parco è aperto al pubblico e a giudicare dal numero dei pedoni e dai ciclisti che lo attraversano, deve costituire anche un buon punto di comunicazione fra il centro della città, la stazione e la strada statale. Seguendo il sentiero del parco raggiungiamo di nuovo la stazione e prendiamo il treno, che in realtà è una metropolitana in superficie, molto moderna ed efficiente. Su vagoni appositi è possibile trasportare le biciclette, le carrozzine o i cani, senza che questo sconvolga il normale uso del treno da parte di tutti i passeggeri.
Ci riposiamo un po' in albergo, poiché in fondo abbiamo trascorso tutta la giornata camminando, e per evitare di girare a vuoto anche questa sera, mangiamo di nuovo al Deep Pan Pizza.

28 ottobre 1997

Ultimo giorno.
Visitiamo Dragør, un paesino di pescatori a una decina di chilometri da Copenaghen, che raggiungiamo con un autobus. La zona è vicina all'aeroporto ed infatti si sentono e si vedono aerei che decollano e atterrano di continuo. A una ventina di chilometri da qui c'è la Svezia e sono numerosi i cartelli che indicano i punti di imbarco delle navi.
Il porto è pieno di barche e barchette di pescatori: l'acqua è gelata e a toccarla si prova la stessa sensazione che a toccare l'acqua bollente. Arriviamo fino alla Fortezza e agli stabilimenti balneari, costruiti su un molo in legno, ovviamente chiusi vista la stagione.
Passeggiamo un po' per il centro, costituito da stradine che vanno da ovest a est e da vicoli da nord a sud. Molti degli edifici erano delle fattorie, dei magazzini o antiche costruzioni, ora riadattate ad abitazioni, supermercati e musei. Anche qui la gente gira in bicicletta; i bambini piccoli sono nelle grosse carrozzine, quelli un po' più grandicelli in una specie di carriola/bicicletta spinta dai genitori. Le persone anziane con problemi di deambulazione hanno trovato un'ottima soluzione per muoversi comunque: spingono un carrellino con il manubrio simile a quello della bicicletta, che funge sia da portapacchi che da sostegno; i danesi non si fermano di fronte a nulla! Riprendiamo il pullman per la città e dedichiamo le poche ore prima della partenza agli acquisti. Visitiamo supermarket, grandi magazzini e negozi di souvenir. Come al solito verrebbe voglia di comprarsi tutto, ma non i tipici oggetti per turisti, piuttosto quelli di tutti i giorni, che gli stessi danesi acquistano: le candele di tutte le forme e i colori, i piumini, così morbidi e leggeri, le lampade, gli oggetti di arredamento e per la cucina. Il design danese è proprio di mio gusto! Carichi come asinelli torniamo in albergo per prepararci alla partenza!
Prendiamo l'autobus che ci porta direttamente all'aeroporto: è pomeriggio tardi e i grossi nuvoloni che incombevano da qualche ora sulla città stanno scaricano il loro carico di pioggia. Sembra abbiano resistito fino all'ultimo per non rovinarci la vacanza e farci godere pienamente delle giornate di sole. Si è fatto buio prima del tempo e la pioggia sferza i finestrini da cui guardiamo fuori, per un ultimo saluto alla città.