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Un'isola selvaggia, a tratti inospitale che si lascia scoprire poco a poco ed apprezzare per le sue ricche testimonianze storiche e per i paesaggi suggestivi.
16 aprile 2003
Si percorrono rotte diverse quando si viaggia con un bambino, e si vedono il mondo e il viaggio con occhi diversi.
Siamo confusi al nostro arrivo a Malta: sarà il sonno dovuto all'alzataccia, l'avere con noi la nostra bimba, o semplicemente il fatto che non viaggiamo insieme da quasi due anni, ma tutto ci sembra molto caotico. Fatichiamo non poco a raggiungere l'hotel dopo aver preso l'auto a noleggio. Perdersi a Malta non dovrebbe essere così facile come è accaduto a noi, ma tant'è: impieghiamo un'ora per percorrere un tragitto di appena venti minuti. Giriamo in tondo (ed in più con la sensazione di essere sempre contromano, per la guida a destra) dall'aeroporto fino a Sliema, dove si trova la nostra guest house, in un paesaggio giallo: gialle le costruzioni, giallo il cielo, globigerina ovunque. Il vento è fortissimo, ce l'aspettavamo ma non credevano di non riuscire neanche a spingere il passeggino. Qui dicono che sempre, prima di Pasqua, il tempo diventa brutto, come se sentisse la cupezza e la tristezza della morte di Cristo ricordata il venerdì santo. Poi il giorno di Pasqua, con la resurrezione, torna il sereno... noi speriamo un po' prima, altrimenti ci siamo giocato mezzo soggiorno e la nostra Alicetta è costretta ad andare in giro sotto il parapioggia del passeggino.
Indubbiamente siamo un po' arrugginiti in quanto a spirito d'avventura e non riusciamo ancora ad avvertire nessun tipo di entusiasmo per il fatto di trovarci su quest'isola. C'è da dire che anche Malta non ha fatto niente per presentarsi al meglio; a parte le avversità atmosferiche, tutto appare piuttosto squallido e malandato in un misto di architettura araba, siciliana e turca, edifici fatiscenti, strade sporche e maltesi che guidano, per dirla con un eufemismo, in maniera sportiva (e a noi che siamo di Roma non dovrebbe certo spaventarci!).

17 aprile
Secondo giorno a Malta quasi da dimenticare. Il tempo continua ad essere inclemente. Il vento spira più forte di ieri e tutta Sliema è sferzata da raffiche fortissime che sollevano spruzzi di acqua salmastra. L'auto ne è completamente ricoperta e l'opacità dei finestrini unita alla foschia densissima rende ancor più complicato orientarci fra le stradine della cittadina. Abbiamo deciso di abbandonare la guest house in cui abbiamo soggiornato sia perché non è molto confortevole per Alice sia perché vogliamo dirigerci verso l'interno con la speranza di trovare un luogo meno ventoso. Non senza difficoltà riusciamo a trovare la strada per Rabat; qui, oltre al vento piove fitto fitto; in più Alice sembra anche infastidita dal vento, forse dal rumore, e non ne vuole sapere di stare nel passeggino per cui è impossibile girare la città. Cominciamo a spazientirci, anche perché l'unico albergo che troviamo non ci piace. Per amore di nostra figlia (ed anche nostro) commettiamo una follia: entriamo dentro Mdina, la città vecchia fortificata, e prendiamo una stanza in quello che è probabilmente l'albergo più caro di tutta l'isola, se non del Mediterraneo! Lo Xara Palace è ricavato all'interno di una costruzione antica e fa parte della catena "Relais & Chateau"; il prezzo di una notte ci costa quanto l'intero soggiorno preventivato alla Guest House... Non ce la sentiamo di girare ancora, Alice comincia ad innervosirsi ed anche noi con lei. Decidiamo di risparmiare sul mangiare, tanto io con l'allattamento ho una varietà di alimenti ridottissima, e ci accomodiamo nella bellissima suite.
Il nostro tentativo di visitare Mdina nel pomeriggio fallisce completamente perché la pioggia continua a cadere impietosa. La città è deserta, salvo qualche turista coraggioso che si sposta da un portone di una chiesa a quello di un palazzo infilato nel suo k-way. Non ci resta che infilarci sotto terra per sfuggire all'inclemenza di questa perturbazione; visitiamo le suggestiva catacombe di San Paolo, un labirinto di cunicoli e sarcofaghi di tipo greco scavati nella pietra. Vorremmo visitare anche quelle di Sant'Agata ma sono chiuse, ma la delusione più grande è per la Villa Romana con annesso museo, famosa per i suoi mosaici, che ci accontentiamo di vedere in foto perché è chiusa per restauro. Passiamo un po' di tempo al coperto nello strambo museo della Chiesa di Sant'Agata, che ospita una collezione un po' sui generis; si va dai minerali agli ex-voto, dai bassorilievi del 1500 ritrovati durante il restauro della chiesa ai fossili, dai reperti di archeologia marina alle monete greche e romane, dai paramenti religiosi a quadri antichi di pittori maltesi, da pezzi di artigianato provenienti dal Perù e dall'Australia a terrecotte ed anfore romane. Riprendiamo l'auto e ci dirigiamo verso le scogliere di Dingli percorrendo una strada molto dissestata. C'è talmente tanta nebbia che perdiamo l'orientamento. Non ci rendiamo neanche conto che stiamo già percorrendo la scogliera, se non quando chiediamo ad un locale che ci spiega che il mare è alla nostra destra. Non si vede nulla oltre la distanza di due metri, inutile quindi proseguire. Ripercorriamo a ritroso la strada delimitata da muretti a secco e da grandi ciuffi di margherite (unica nota di colore) fino a Rabat. Nel frattempo ha smesso di piovere e quindi ci concediamo una passeggiata fra le strade della città, entrando in qualche chiesa per visitare gli allestimenti pasquali. La Pasqua è infatti una festa molto sentita in tutta l'isola e i maltesi sembrano molto devoti; oggi è il giorno dei Sepolcri e oltre al pane e al vino sull'altare come è usanza da noi, nelle chiese è ricostruita l'ultima cena oppure tuta la storia della passione di Cristo, con state in miniature e ambientazioni, come i nostri presepi. Ceniamo con qualche snack in un piccolo locale che già sappiamo diventerà un punto fisso del nostro soggiorno, perché economico ed accogliente, e poi ce ne torniamo presto in albergo. Dalle finestre chiuse si sente ancora spirare forte il vento; speriamo che la giornata di domani sia migliore e che Malta sia più ospitale nei nostri confronti: finora lo sono stati solo i suoi abitanti, veramente gentili e cordiali, sempre pronti a darti indicazioni e a sorridere alla nostra bimba.

18 aprile
Finalmente il sole! Quando solleviamo la tenda a pacchetto dell'enorme finestra della nostra stanza, intensi raggi pervadono l'ambiente. Risettiamo quindi il nostro soggiorno e, rincuorati, anche se stanchi perché Alice ha tirato fino a tardi come al solito, ci prepariamo per un'escursione verso il mare, sperando di goderci un po' di sole. Ci dirigiamo quindi verso St. Paul's Bay, una delle poche spiagge sabbiose dell'isola. C'è molto vento come al solito, ma il sole ha scaldato l'aria ed è piacevole passeggiare sul lungomare. Percorriamo a piedi un tratto della costa che va dalla baia fino a Bugibba, poi il resto con l'auto fino a Qawra Point. La zona è affollata di turisti, soprattutto tedeschi, felici di sfoggiare le loro bianche carni da sotto i bermuda e le canotte. Verso nord-est distinguiamo la costa di Comino e quella di Gozo che per uno strano effetto ottico sembrano essere tutt'uno. Sempre in auto raggiungiamo Mellieha dove ne approfittiamo per fare due passi. La cittadina è veramente graziosa: strette stradine salgono e scendono verso il mare aprendosi su incantevoli scorci; il mare è di un azzurro verde all'interno della baia mentre il colore si fa più scuro e intenso verso il largo. Visitiamo la chiesa principale della cittadina e quella di Nostra Signora: sono ben dieci le chiese dedicate alla Madonna. È passata da poco l'ora del pranzo, ci sono poche persone per la strada, solo alcuni turisti e qualche maltese che aspetta l'inizio delle funzioni del venerdì santo.
Da Millieha ci dirigiamo dalla parte opposta della costa, verso Golden Bay, l'altra spiaggia sabbiosa di Malta. Si tratta di una graziosa insenatura, in cui l'acqua azzurra si insinua in maniera piuttosto irruenta. Ci godiamo la magnifica vista dal promontorio di Il-Karraba, purtroppo deturpata, come avviene spesso su quest'isola, da un'edilizia selvaggia: non è raro infatti vedere palazzi imponenti di fattura moderna erigersi nel bel mezzo di un paesaggio verde oppure a ridosso delle coste. Molte anche le costruzioni fatiscenti, abbandonate, anche all'interno delle città, come l'imponente edificio a più piani che sorge nei pressi della baia, il cui corpo centrale è completamente crollato, mentre le ali sono ancora in costruzione. Questa non è che una delle contraddizioni di quest'isola in cui è possibile vedere una a fianco all'altra un'auto vecchissima ormai fuori commercio e un modello nuovo di zecca, un pick-up super accessoriato sfrecciare a fianco di un carretto o di un calesse trainato da un cavallo, una casetta dalla facciata graziosa con i tipici balconcini colorati in legno e il portoncino d'entrata verniciato di fresco e spesso riparato da un cancelletto o da una stuoia messa a mo' di tenda a fianco di un negozio fatiscente, con la saracinesca arrugginita e la merce accatastata alla rinfusa.
Dopo la baia visitiamo le terme di Ghajn Tuffieha, in realtà qualche blocco di pietra semiabbandonato e recintato da una rete, senza entrata né custode. Poco distante il villaggio di Mgarr, dove si trova quello che viene ritenuto il più antico tempio primitivo esistente, Ta' Hagrat: grossi blocchi di pietra formano un arco e intorno qualche pietra sparsa qua e là.
Torniamo presto in albergo per poter assistere alla processione a Rabat: imponente, lunghissima, con le sue statue portate a braccia e i figuranti che narrano le storie principali del Vecchio e Nuovo testamento. Alcune statue hanno anche un discreto valore poiché sono vecchie persino di duecento anni, come ci spiega una signora maltese. Impossibile assistere all'intera processione; Alice piange per la fame, e comincia a fare freddo. l cielo si è oscurato, solidale con la morte di Cristo. Ci prendiamo una cena take away in un locale affollato di maltesi e ce ne torniamo in albergo che si è appena fatto buio, mentre lungo i vicoli della città compaiono ancora le statue del corteo e in lontananza si sente la banda che suona una melodia triste punteggiata dal suono metallico di uno xilofono.

19 aprile
Svegliatici con calma per recuperare il sonno perso dietro la nostra piccola nottambula, decidiamo di sfruttare questa nuova giornata di sole per arrivare all'estremità sud-orientale dell'isola. La nostra prima tappa è a Tarxien, dove si trovano quattro templi megalitici. Purtroppo non possiamo visitare l'ipogeo di Hal Saflieni, poiché occorre prenotare con quindici giorni di anticipo e noi non siamo riusciti a farlo dall'Italia. Il luogo dei templi è molto suggestivo: enormi blocchi di pietra formano absidi e portali; all'interno si distinguono un altare e su alcune pietre delle incisioni raffiguranti animali.
Proseguiamo verso la costa fino a raggiungere Marsaxlokk, graziosissimo villaggio di pescatori, animato da barche dipinte con colori accessi. Non ci fermiamo per il momento, poiché decidiamo di proseguire lungo la costa fino a Delimara Point. Ci lasciamo alle spalle il centro abitato e ci addentriamo in una distesa di campi coltivati delineati da muretti a secco. La primavera rende il paesaggio unico, con un'esplosione di colori che ci fa dimenticare il grigiore dei giorni scorsi: rossi papaveri solitari si alternano a grossi ciuffi di alte margherite gialle. Ci fermiamo lungo la strada per ammirare il panorama dell'isola, il primo di cui riusciamo a godere. Svanisce con la vista di questi spazi immensi il senso di claustrofobia che aveva pervaso il mio animo all'arrivo sull'isola. Già il vivere su un'isola per me sarebbe intollerabile, mi sentirei imprigionata, limitata nella mia voglia di spostamento, isolata appunto. In più, l'aver trovato un clima così ostile mi aveva inizialmente buttato giù il morale, anche perché erano grandi le aspettative che avevo per questo viaggio, dopo quasi due anni di "astinenza".
Respirare invece l'aria pura, guardare il cielo terso, i fiori colorati che ondeggiano al vento che comunque non abbandona mai questa terra, mi permette di assaporare finalmente il piacere del viaggio, il piacere della scoperta che tanto anelavo, questa volta con una gioia in più: stringere fra le mie braccia mia figlia... alla faccia di chi diceva che una volta che avremmo avuto un figlio non avremmo più potuto viaggiare! Certo i tempi e i modi cambiano, ma con un po' di pazienza è possibile conciliare tutto.
Arriviamo sul promontorio e lasciata l'auto proseguiamo a piedi scendendo verso il mare e percorrendo un tratto di roccia probabilmente un tempo adibito a salina. Il mare è impetuoso e sulla parete alle nostre spalle è ben evidente l'opera corrosiva svolta nel corso degli anni. Ritorniamo a Marsaxlokk dove ci fermiamo a mangiare in un localino sul lungo mare, prima di addentrarci nel mercatino locale, un po' turistico ma comunque interessante perché il primo che incontriamo e che ci permette di conoscere gli oggetti di artigianato locale, soprattutto merletti, e i dolci.
Proseguiamo con l'auto lungo la costa ancora per qualche chilometro, godendoci il magnifico paesaggio della Marsaxlokk Bay, prima di dirigerci verso l'interno, per arrivare alla Grotta Ghar Dalam, che vuol dire "grotta del buio". All'interno di questa cava, scavata da un fiume, sono stati ritrovati numerosi fossili di animali vissuti sull'isola circa 20.000 anni fa. Ossa di ippopotami, elefanti nani, cervi e tartarughe "preistoriche" sono visibili nel vicino museo, ricchissimo di denti, vertebre, femori e falangi di ogni misura, tutti animali diversissimi da quelli che vivono oggi sull'isola.
Ritorniamo verso la costa, attraversiamo Birzebbuga, un altro grazioso villaggio di pescatori diventato località balneare e poi verso Mdina, percorrendo la strada che prima affianca l'aeroporto di Hal Far, in disuso, e poi quello di Luqa. Se è pur vero che Malta è lunga appena 27 chilometri, percorrere le strade maltesi è una vera impresa: quelle che sono segnate in rosso sulle mappa corrispondono pressappoco alle nostre strade comunali, con la differenza che l'asfalto è disastroso, spesso la carreggiata consente il passaggio di una sola auto alla volta e i segnali stradali sono poco chiari. Ci capita spesso infatti di trovarci di fronte ad incroci o bivi senza nessun cartello stradale ad indicare la direzione, oppure con semplici segni di vernice sui muri che segnalano una località di importanza minore senza che ci siano invece riferimenti più evidenti. Per fortuna, la gente del posto è molto disponibile e ci aiuta ad orientarci.
Dopo un po' di riposo e il bagnetto di Alice, usciamo per passeggiare nei vicoli di Rabat; tutte le chiese sono illuminate, le finestre delle case espongono statue, fiori e ceri. Purtroppo il tempo è scaduto, ci compriamo una cena al take-away, dato che la nostra piccola dittatrice non ne vuole sapere di andare ancora in giro e soprattutto di stare sul passeggino. Mentre le strade di Rabat si svuotano e solo gli ultimi ritardatari vestiti elegantemente si affrettano verso le varie chiese in cui si celebra la veglia pasquale, noi ci rassegniamo ad una cenetta nella nostra suite a base di cotolette di pollo e patate fritte, con l'aggiunta di una gradevole sorpresa; una piccola torta al cioccolato con la scritta happy Easter ci attende nella stanza, peccato solo che non ne possa assaggiare neanche una briciola (Alice ha già avuto la sua buona dose di esofagite grazie ad un tipo di pane maltese che ho mangiato appena arrivati).

20 aprile
Ancora una bella giornata e poco alla volta cominciamo ad apprezzare sempre di più quest'isola, il suo aspetto selvaggio anche se un po' trasandato, le sue strade malandate che riservano sorprese ad ogni crocevia, la sua puzza di smog insieme al profumo dei fiori e delle erbe aromatiche.
Visitiamo per prima la costa dove si trova la Blue Grotto, la grotta azzurra maltese, una delle tante che caratterizzano questo tratto di costa a sud dell'isola. Si scende verso una caletta in cui il mare penetra impetuoso: con delle barche a motore si parte per visitare le varie grotte. Rinuncio perché non ci sembra il caso di sottoporre Alice a quest'esperienza e del resto per me il mal di mare sarebbe assicurato, meglio non strafare e mantenersi in forma per allattare la nostra piccoletta a cui l'aria di vacanza sembra aver messo una gran fame. Ci godiamo quindi il sole caldo mentre Alb sale su una delle barche che partono a ritmo sostenuto dall'imbarcadero. Il tour dura circa mezz'ora ed Alb ha scattato per me un bel po' di foto in modo da poter vedere le grotte una volta tornati a casa.
Ripresa l'auto, andiamo a visitare il Tempio di Hagar Qim, indubbiamente il più suggestivo finora visitato. Grossi blocchi di globigerina (tipica pietra maltese di colore giallo ocra) che rievocano Stonhenge, gli altari decorati. Il tutto risale a 3000-2500 anni fa, ma scoperto solo poco più di un secolo e mezzo fa. Il tempio sorge su un promontorio, circondato da campi coltivati e da prati colorati di fiori. Presenta diverse entrate e vi si trova il monolite più grande impiegato nella costruzione dei templi, alto 6,6 metri. Percorrendo un altro lungo tratto a piedi raggiungiamo verso la costa il tempio di Mnajdra, il cui interno è realizzato in globigerina, mentre l'esterno in calcare corallino.
Il luogo è piuttosto affollato, soprattutto da maltesi che sono venuti a fare una gita per festeggiare la Pasqua.
Dopo il pranzo nel ristorantino nei pressi del tempio, andiamo a Zurrieq, cittadina al contrario deserta, nella cui aria vibrano a tutto volume le note di una canzone da discoteca. La bella piazzetta su cui si affaccia la Chiesa di Santa Catherine, chiusa a quest'ora, ricorda le atmosfere siciliane, con il sole che abbaglia riflettendosi sulla pietra gialla degli edifici e qualche anziano vestito di scuro e con tanto di scoppola che passeggia dimesso. Ne approfitto per scattare qualche foto, soprattutto ai graziosi balconi chiusi e colorati tipici di Malta. Appena fuori Zurrieg, lungo la strada che conduce a Qrendi, ad un incrocio sul marciapiede spartitraffico c'è un'originale quanto improbabile esposizione di opere d'arte realizzate con le conchiglie: torri, fontane e addirittura quello che ha tutta l'aria di essere un tapiro... se lo vedessero quelli di Striscia la notizia lo vorrebbero subito nella loro collezione!
Dopo aver lasciato Qrendi, visitato con l'unico scopo di vedere la torre ottagonale unica nel suo genere, ci addentriamo in una serie di strade sconnesse e strettissime, in cui non poche volte siamo costretti ad alternarci nel passaggio con auto che vengono dalla direzione opposta. Delimitate da muretti a secco realizzati con pietre di tutte le dimensioni e con grossi mattoni di globigerina, le stradine sono piene di buche e siamo costretti a procedere a venti all'ora, perché Alice viaggia senza seggiolino, grazie all'autonoleggio che non ce l'ha fornito nonostante la nostra prenotazione, ed è dura tenerla stretta fra le braccia, anche perché lei, da vera viaggiatrice, vorrebbe stare in piedi sulle mie gambe e guardare fuori dal finestrino! Attaversiamo campi coltivati, incontrando lungo il tragitto farm house, case abbandonate, chiese di campagna molto simili l'una all'altra nell'aspetto e incrociando mezzi di trasporto di ogni tipo, dai pick-up ai calessi (qui molto usati), dalle auto di lusso alle motorette più sgangherate. Ha ragione Alberto, quest'isola ha un aspetto "sgarrupato". Ci accontentiamo di ammirare dall'esterno il Verdare Palace, chiuso al pubblico e usato dal governo maltese per accogliere ospiti d'onore, ed arriviamo ai Buskett Gardens, un giardino pubblico che è anche l'unica area boscosa dell'isola. Il profumo dei fiori d'arancio è inebriante; il parco è affollato di maltesi che sono venuti a fare il pic-nic di Pasqua. È incredibile pensare che appena tre giorni fa eravamo a pochi metri da questo luogo incantevole e neanche ce ne eravamo accorti. Del resto tutto era ben nascosto sotto una spessa coltre di nebbia e foschia e niente lasciava immaginare che sotto ci fosse tanto verde, tanta vegetazione e tanti fiori colorati.
Approfittiamo ancora di queste ore di luce per ritornare alle Dingli Cliffs, questa volta potendo godere a pieno della vista a strapiombo sul mare. La strada, ovviamente dissestata, corre tutta lungo la scogliera: anche qui numerose le auto di gitanti maltesi e di coppiette in cerca di intimità, ma che in realtà si accontentano di scambiarsi effusioni piuttosto esplicite alla luce del sole. Tira un vento forte e ci limitiamo a percorrere solo un breve tratto a piedi per non far prendere freddo ad Alice. Il mare in basso è di un bellissimo azzurro mentre il cielo comincia a striarsi di grigio come sempre a quest'ora qui a Malta. In lontananza vediamo il Verdare Palace con ai piedi il Buskett Gardens, Dingli e Mdina e quello che probabilmente è un osservatorio astronomico ma interdetto al pubblico perché di proprietà militare.

21 aprile
Ci svegliamo prima del solito per andare a prendere il traghetto che ci porterà a Gozo, la seconda isola in ordine di grandezza dell'arcipelago maltese. Sbarcati al porto di Mgarr ci dirigiamo subito dall'altra parte dell'isola per raggiungere Dwejra Point, attraversando la città di Vittoria. Una piccola insenatura con un mare azzurrissimo, uno sperone di roccia con un buco enorme, una piccola baia con una grotta e un isolotto chiamata Fungus Rock per via di un particolare tipo di fungo che vi cresce al quale erano attribuite proprietà terapeutiche e afrodisiache, tanto prezioso che in passato i Cavalieri di Malta ne proibirono la raccolta.
Tira il solito vento forte, il che non è una novità qui, ma dato che è anche andato via il sole, non è il caso di portare troppo in giro Alice, seppur protetta nel suo marsupio. Sostiamo quindi poco, ma il tempo giusto per apprezzare questo luogo in tutto il suo splendore. Il terreno sui cui camminiamo credo sia di tipo corallino ed è un susseguirsi di cavità e piccole insenature in cui sono incastrate conchiglie e altri gusci di animali marini.
Torniamo verso il centro dell'isola e andiamo verso sud, a Xendli, un tranquillo villaggio di pescatori. Ci concediamo un lunch seduti ai tavoli affacciati sulla piccola baia: nel frattempo il cielo si è aperto e il sole infuoca l'aria. La piccola baia è delimitata a est da un promontorio roccioso su cui è possibile arrampicarsi seguendo un sentiero e a ovest da un colllina che scende dolcemente fino al mare e lungo la quale è stata costruita una passeggiata in mattoni, che percorriamo fino a raggiungere un'altra piccola insenatura. Abbandono marito e figlia su una panchina e mi inerpico per il sentiero che mi porta su un'altra punta, quella dove si trova una torre, una delle tante che si incontrano lungo la costa di queste isole. L'isola di Gozo è meno brulla e arida di Malta e con la primavera il paesaggio si riempie di colori e profumi. La piccola camminata mi permette di godere di una bella vista della baia e del mare aperto, veramente suggestiva.
Ripresa l'auto, arriviamo a Sannat, ma non riusciamo a trovare la strada per le scogliere; del resto non ci dedichiamo a una ricerca accurata, perché il cielo si sta di nuovo oscurando e vogliamo visitare il tempio megalitico di Gganthjia, prima che piova. Lungo la strada attraversiamo qualche villaggio: lontano dal turismo di massa, questi piccoli borghi sono silenziosi e sembrano disabitati. Mi rimane impresso soprattutto Gharb, paesino con la tipica pianta maltese, ovvero una chiesa al centro di una piazza attorno a cui si sviluppa l'abitato. Sulla piazza si affacciano i tipici balconi maltesi e su uno di questi mi colpisce lo stemma australiano con l'emù e il canguro scolpito sulla balaustra. Tutte le case inoltre hanno delle piccola ceramiche incastonate a fianco al portone rappresentanti figure religiose e delle targhe, sempre in ceramica, con scritto il nome della famiglia oppure frasi come "God's gift", Holy Family, God bless our home. Inutile dire che il popolo maltese è molto religioso e non tralascia nessuna occasione per manifestare la sua fede. Alle finestre delle case sono spesso esposte al di là del vetro delle statuine, delle preghiere e quasi ad ogni angolo di via compaiono delle edicole religiose, tutte ben curate.
Arriviamo al suggestivo sito dove sorgono i due templi di Gganthjia: di pianta circolare, presentano all'interno una successione di absidi. Le pietre erette a cerchio hanno dimensioni straordinarie (fino a 6 metri di altezza) e, seppur puntellate in alcuni tratti con dei ponteggi, stanno ancora in piedi dopo più di 3000 anni.
Cade qualche goccia e ci affrettiamo a rimetterci in auto diretti a Vittoria, che invece ci accoglie con un bellissimo sole.
Dopo un pisolino schiacciato in auto da Alberto mentre io allatto Alice, visitiamo in tutta calma la splendida cittadella che sovrasta Vittoria. All'interno di questa fortezza medievale il tempo sembra si sia fermato: possenti mura di cinta la delimitano e all'interno splendidi palazzi e chiese affiancano altri edifici in rovina. Il fascino dei castelli colpisce ancora il mio animo e mi addentro fra i vicoletti e sui camminamenti della ronda in cerca di scorci suggestivi e punti panoramici su tutta l'isola. Scendiamo verso il centro città percorrendo la via principale che ha un'atmosfera molto meno animata di quella di questa mattina. I banchi del mercatino sono chiusi e molti turisti sono già andati via. Ci prendiamo un caffè in un pittoresco pub ricco di chincaglierie e oggetti di modernariato, appesi al soffitto e alle pareti. Carrozzine per bambini, vasi, annaffiatoi, biciclette, vassoi, quadri, stampe, macinini da caffè, tutto molto impolverato ma ben conservato ed in vendita agli avventori interessati. Passeggiamo ancora per la città fino al momento di riprendere il traghetto verso Malta, dove arriviamo ormai a fine giornata.

22 aprile
Abbiamo riservato appositamente l'ultima giornata del nostro soggiorno per la visita di Valletta, la capitale, che con la sua aria di festa non delude le nostre aspettative. Quasi stento a riconoscere nelle strade assolate, gremite e con festoni ovunque quelle che abbiamo visto di sfuggita il primo giorno che siamo arrivati, quando la pioggia e la nebbia non ci facevano distinguere neanche i palazzi e sembravamo dei topi intrappolati in un labirinto.
Con un pizzico di fortuna troviamo parcheggio sotto uno dei bastioni che circondano la città: tra i locali e i turisti infatti ci sono una moltitudine di automobili in giro. Ci inerpichiamo lungo le tipiche strade a gradini che attraversano la città in lungo e in largo, in salita e discesa, non senza difficoltà per il nostro passeggino, fino a raggiungere la strada principale di Valletta, Republic Street, animatissima di maltesi e turisti. Grandi drappi colorati si succedono per tutta la lunghezza, artisti di strada e suonatori si esibiscono, mentre dei maltesi vestiti con gli abiti tradizionali passeggiano chiacchierando tra loro come vivessero in un'altra epoca, prestandosi volentieri a posare per una foto. Iniziamo la visita con la Cattedrale di San Giovanni, la cui semplice facciata nasconde invece un interno barocco opulento e fastoso, con largo uso di marmi di ogni specie, pietre tombali nel pavimento e cappelle riccamente decorate e affrescate, ognuna di queste appartenente alle Lingue dell'Ordine dei cavalieri di Malta. Molta della storia dell'isola è legata a questi cavalieri giunti a Malta da Rodi; si trattava di un ordine religioso e cavalleresco che oltre ai doveri dei Cavalieri medievali aveva l'impegno di combattere gli infedeli. La città della Valletta fu appunto fondata da un Gran Maestro dei Cavalieri, la Valette, da cui la città prese il nome, con l'intento di erigere una città capace di resistere a qualsiasi attacco e assedio. I cavalieri costruirono anche gli "auberge", dove soggiornava il Gran Maestro con i suoi cavalieri e dove venivano istruiti i giovani che avevano intenzione di entrare a far parte dell'ordine. Ogni "auberge" apparteneva ad una Lingua, ovvero ad uno dei Paesi di provenienza dei cavalieri (otto in tutto, fra cui una italiana).
La visita alla chiesa per me si trasforma in una grande emozione quando mi ritrovo davanti ad un quadro di Caravaggio, uno dei miei pittori preferiti, che visse per un certo periodo a Malta: La decollazione di San Giovanni Battista è un magnifico contrasto di luce e ombre che solo il maestro sapeva rendere così intenso tanto da trasmettere a chi guarda la scena una sensazione cupa e angosciosa. La visita prosegue al Museo Nazionale di Archeologia, ed è molto interessante, nonostante una buona parte sia chiuso per restauro. Possiamo però ammirare i numerosi reperti archeologici ritrovati nei pressi dei templi preistorici e la finezze di alcune opere contrasta decisamente con gli enormi blocchi di pietra grossolanamente smussati che oggi costituiscono gli antichi templi. Fra i vari vasi, altari e statuine, degna di nota è certamente la famosa Venere maltese.
Percorriamo ancora Republic Street fino a raggiungere Fort Sant'Elmo che ospita il National War Museum; adiacente al Fort sorge il St. Lazarus Bastion da cui si gode un panorama mozzafiato del Grand Harbour. Folgorati dalla bellezza della vista, pranziamo sul terrazzo di un piccolo bar. Proseguiamo poi la nostra passeggiata lungo le fortificazioni da cui la vista continua ad essere molto suggestiva; il cielo è incredibilmente terso, il sole splende e finalmente, dopo i giorni di pioggia e vento, ci siamo liberati delle giacche pesanti andandocene in giro in t-shirt. Raggiungiamo i Lower Barracca Gardens, giardini pubblici da cui si continua a godere di una magnifica vista. Ritorniamo all'inizio di Republic Street dove sorge la City Gate, la porta della città e poi, di nuovo in direzione dell'auto, camminando fra vicoletti che mi ricordano tanto alcuni rioni di Napoli, tutti in salita o discesa, a secondo della fortuna, molti con i gradini, dove si affacciano alti palazzi e i caratteristici balconi chiusi (bow window), in legno dipinto.
Tornati presto a Mdina, facciamo un giro in auto nei dintorni e uno a piedi a Rabat. Questa città, che sorge fuori dalla mura di Mdina, pur essendo più moderna, conserva ancora l'aspetto della tipica città maltese, con una vaga atmosfera araba (non per niente il suo nome ha quest'origine). Ci concediamo una cena in un piccolo ristorante a Mdina e poi di nuovo in albergo, non resta che riposarci un po' e preparare il bagaglio per la partenza.

23 aprile
Abbiamo ancora un paio di ore a disposizione e ne approfittiamo per visitare con calma (e senza pioggia) Mdina, dove soggiorniamo ormai da giorni. Da qualche parte ho letto che viene definita la città silenziosa, ed è vero: nonostante sia tuttora abitata, non si incontrano molte persone e non si sentono i classici rumori tipici di un centro abitato; solo a tratti si sentono delle voci che annunciano la presenza di qualche gruppo di turisti. Mdina fu la prima capitale di Malta e fu addirittura fondata dai Fenici; anche il suo nome è di origine araba (il-Medina) e furono proprio gli arabi a circoscriverne il territorio erigendo le prime fortificazioni. Anche Mdina come Rabat mi ricorda molto le città arabe, pur conservando un aspetto medievale. Camminando lungo le mura, oggi che il cielo è terso, godiamo di una magnifica vista a perdita d'occhio su tutta l'isola. Ci godiamo ancora ogni muro, ogni ciottolo di vicolo, ogni portone, fino a saziarci gli occhi. Non potevamo ricevere un commiato migliore da quest'isola selvaggia e fiera che ci accingiamo a lasciare, con un solo piccolo rimpianto, che per ogni viaggiatore diventa sempre un'occasione per un ritorno: non aver potuto visitare la piccola Isola di Comino.